Mater Matuta, la dea delle nascite di Capua
Statua di Matres Matutae in tufo del Museo Provinciale Campano di Capua
Una dea che tiene in braccio i figli degli altri
A pochi chilometri da qui, in un terreno tra Curti e Santa Maria Capua Vetere che i documenti chiamano Fondo Patturelli, c'era un santuario. Si trovava alla porta orientale dell'antica Capua, che allora era una delle città più ricche del Mediterraneo. Di quel santuario purtroppo oggi non resta quasi niente in piedi. Resta però quello che c'era dentro.
Più di centocinquanta statue in tufo. Tutte uguali e tutte diverse: donne sedute, di fronte, con i bambini in braccio. Alcune ne tengono uno, altre due, quattro, otto, dodici. Le hanno chiamate Matres Matutae, e non c'è niente di simile in nessun altro museo.
Chi era la Mater Matuta
Era una divinità italica, più antica dei romani. Dea dell'aurora, della nascita e, in senso più ampio, dell'inizio delle cose. Qui, a Capua, la dea dell'inizio di tutte le cose.
I romani l'hanno accolta e le hanno dedicato una festa l'11 giugno riservata alle donne sposate. Ma la Mater Matuta di Capua ha qualcosa di suo che i romani non si sono portati via. Il culto di questo santuario è più antico di loro: ha attraversato una fase etrusca e una sannitica, e il nome con cui la chiamiamo oggi è un'attribuzione moderna. Come si chiamasse davvero, non si sa.
La statua diversa da tutte le altre
Delle oltre centocinquanta madri, una sola non tiene bambini in braccio. È più grande, il volto è più solenne, e nelle mani ha due cose: una melagrana e una colomba. Il frutto della fecondità e l'uccello della pace.
È quella la dea. Tutte le altre sono le donne che l'hanno ringraziata.
Ogni statua infatti è un ex voto. Una famiglia commissionava la scultura dopo un parto andato bene e la portava al santuario, e il numero di bambini in braccio dice quanti figli erano nati. Per questo i volti si somigliano senza essere identici, e per questo alcune sono scolpite con cura e altre appena sgrossate: ognuna è stata fatta da mani diverse, in secoli diversi.
Vederle tutte insieme, in fila nella stessa sala, non è come guardare dei reperti: è leggere l'elenco di duemila anni di famiglie.
La stessa terra, lo stesso fiume
Il Volturno a Capua, lo stesso fiume che passa vicino alla Masseria Giòsole
Il santuario si trovava a un quarto d'ora dai nostri campi. Siamo cresciuti sulla stessa terra, vicino allo stesso fiume, e in fondo si è sempre chiesta la stessa cosa: che la stagione andasse bene, che nascesse qualcosa, che ci fosse da mangiare l'anno dopo.
Una masseria di trecento anni sembra vecchia finché non ti accorgi che qui si coltivava e si ringraziava per il raccolto già duemilacinquecento anni prima. Siamo parte di una storia molto più lunga.
Dove si possono vedere
Le Matres Matutae sono al Museo Provinciale Campano, in via Roma 68, nel centro storico di Capua. Dalla masseria sono dieci minuti di macchina.
Il museo occupa Palazzo Antignano ed è diviso in due sezioni, archeologica e medievale: oltre alle madri ci sono le iscrizioni in lingua osca, il lapidario, i mosaici. Per vederlo con calma serve un'ora e mezza.
Se ti fermi da noi per un fine settimana, è una mattinata che si incastra bene con il resto della zona.
Portarsela a casa
La nostra Mater Matuta preferita è una riproduzione artigianale di @materparade, che lavora sull'iconografia campana. Se ne volete una per casa, o da regalare a qualcuno che sta cominciando qualcosa, lì ne trovate di bellissime.
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