Pallagrello Nero: la vendemmia 2026 in masseria
Da inizio settembre in masseria si vendemmia. Abbiamo cominciato con il Pallagrello Bianco, poi è stata la volta del Casavecchia. In questi giorni tocca al Piedirosso e al Pallagrello Nero. Il Pallagrello Nero è il vitigno che più di tutti racconta la storia agricola di questa parte di Campania.
Un'uva nata qui
Il Pallagrello Nero è un vitigno autoctono della provincia di Caserta. Il nome viene dal dialetto: pallarella, piccola palla, per la forma rotonda e compatta degli acini.
Nel Settecento era tra le uve preferite della corte borbonica. Ferdinando IV lo volle nella Vigna del Ventaglio, a San Leucio. Era una vigna disegnata a semicerchio, con un filare per ogni vitigno pregiato del Regno.
Quasi scomparso, poi recuperato
Dopo la fillossera di fine Ottocento e l'abbandono delle campagne nel Novecento, i vigneti di Pallagrello si ridussero a pochi filari sparsi. Il recupero è cominciato negli anni Novanta, grazie a un gruppo di viticoltori casertani che ha ripreso a coltivarlo e vinificarlo in purezza. Oggi si trova quasi solo qui, in provincia di Caserta.
La vigna di Giòsole
A Giòsole la vigna occupa due ettari sulle rive del Volturno. È coltivata con metodo biologico, insieme alle altre uve autoctone del territorio: Pallagrello Bianco, Aglianico, Piedirosso e Casavecchia.
La raccolta si fa a mano per non schiacciare gli acini prima della pigiatura.
Dalla vigna alla bottiglia: Terra di Raff
Dalle uve di Pallagrello Nero nasce Terra di Raff, Terre del Volturno IGP. È un rosso dal tannino morbido, già equilibrato pochi mesi dopo la vendemmia. Sono caratteristiche tipiche del vitigno, che lo rendono adatto anche a una tavola di tutti i giorni.
L'annata che stiamo raccogliendo ora sarà imbottigliata tra maggio e giugno 2027.
Terra di Raff è in vendita allo spaccio della masseria e online su giosolefood.it.

